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Depositata nuova interrogazione sulla chiusura degli stabilimenti della Bekaert di Figline e Incisa Valdarno (Firenze)

“In seguito alla risposta data dalla Commissione Europea alla mia interrogazione sulla decisione
della multinazionale belga Bekaert di chiudere lo stabilimento di Figline e Incisa Valdarno, stanno
emergendo nelle ultime settimane ulteriori dettagli circa le intenzioni di delocalizzare non solo in
Romania ma anche in Repubblica Ceca” lo dichiarano Laura Agea, capodelegazione M5S
all’Europarlamento, Fabio Massimo Castaldo e Dario Tamburrano, eurodeputati M5S,
Tommaso Pierazzi, consigliere comunale M5S di San Giovanni Val D’Arno, Yana Ehm e Gloria
Vizzini, Deputata M5S alla Camera dei Deputati, Irene Galletti, Consigliere regionale Toscana,
Lorenzo Naimi, Consigliere comunale Figline e Incisa Val D’Arno e Roberto Grandis,
consigliere Comunale Reggello.

“Grazie alla grande collaborazione a tutti i livelli istituzionali è emerso come il piano di
trasferimenti sia ben più ampio e strutturato di quanto prospettato, ulteriore affronto nei confronti
dei sindacati, delle Istituzioni e soprattutto dei 318 operai e delle loro famiglie che, da un momento
all’altro, rischiano di perdere il proprio lavoro”.

“Nella sua risposta la Commissaria Marianne Thyssen ha dovuto ammettere la gravità degli effetti
della ristrutturazione industriale in atto, ribadendo l’importanza di attenersi alle buone pratiche in
materia di gestione socialmente responsabile di questo tipo di ristrutturazioni e ricordando l’obbligo
per i datori di lavoro di consultare i rappresentanti dei lavoratori su come attenuare le conseguenze
dei licenziamenti collettivi” spiega l’eurodeputata umbra.

“Per questi motivi ho deciso di presentare una nuova interrogazione in cui, oltre all’impegno giá
preso ufficialmente dalla Commissaria Thyssen di accertare i fatti con le autorità rumene, ho chiesto
di effettuare le stesse verifiche anche con le Istituzioni della Repubblica Ceca – conclude Laura
Agea – e non ci fermeremo fino a quando non avremo garanzie da parte dell’Europa che la pratica
delle delocalizzazioni finanziarie non potrà più avvenire con l’uso di soldi pubblici”.

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